Nell’Aprile 2019 abbiamo partecipato a un evento a Volterra, che ci ha visti presenti anche al Museo Guarnacci. Al rientro dall’evento i colori blu e azzurro dei ns abiti etruschi sono stati oggetto di “legittime” critiche e contestazioni. Ci teniamo a dire a che tutto quel che presentiamo è ricostruzione basata su un’attenta ricerca della fonti.

In particolare i colori azzurri degli abiti sono stati ripresi dalle pitture tombali di Tarquinia, dal sarcofago delle amazzoni, etc…

Certamente resta irrisolta la questione se le tonalità rappresentate in tali fonti si siano alterate nel tempo o se siano mai state realmente rappresentative dei colori degli abiti indossati. Le pitture su muro infatti si eseguono con coloranti minerali, mentre gli abiti venivano tinti con pigmenti naturali atti a tingere le fibre vegetali o animali. Il differente tipo di supporto obbliga infatti l’utilizzo di colori diversi.

Pur con queste incertezze, possiamo tuttavia ritenere che la volontà degli artisti che le proprie rappresentazioni si avvicinassero il più possibile alle tonalità delle vesti indossate sia in certa misura garanzia che prendere queste colorazioni come fonti sia quanto di più simile ci sia rimasto oggi.

Ma realmente avevano pigmenti vegetali che potessero rendere su lana e lino queste colorazioni?

La risposta è si. Tonalità di blue e azzurro potevano esser ottenuto con guado e mordenzati con allume di rocca, che potevano ricavare dai Monti di Tolfa. Sappiamo che certamente l’uso del guado era noto agli etruschi: analisi chimiche lo hanno ritrovato nei resti della Tebenna ritrovata a Verrucchio e risalente al periodo villanoviano.

Altre pigmenti che danno colori blu azzurri e violacei sono citati da Franco Brunello nel suo “la tintura nella storia dell’umanità“:  mirtillo, sambuco, papavero, rovo, uva, edera.