ANTICHI POPOLI ha inserito la Didattica sulla Scrittura Etrusca tra le ricostruzioni storiche di living history che propone.

Ci siamo perciò impegnati a ricostruire l’antico inchiostro: Atramentum per i romani, enkaustuon per i greci.

II termine stesso inchiostro deriva dal greco enkauston, (encaustum in latino) che significa bruciato. Il nerofumo, principale fonte antica di pigmento nero, si produce nella combustione di legni di conifere resinose, pece o di scarti vegetali (ad esempio, la feccia del vino) e animali ( ossa carbonizzate). Tale combustione avveniva in recipienti di ceramica chiusi da coperchi di terracotta (e inseguito metallici), che raccoglievano i fumi e condensavano il carbonio in essi contenuto, sotto forma di polveri di carbone. In alternativa al nerofumo propriamente detto ( ossia la fuliggine)  si macinava il carbone ottenuto dalla combustione.

L’Inchiostro nero vegetale, in particolare è noto fin dalla V dinastia faraonica: al nerofumo si aggiungeva la gomma arabica ( o altre resine come ad es: ciliegi, peschi, mandorli, prugni). La migliore resina era  ritenuta la gomma arabica, ricavata dall’Acacia Spinosa africana. Le resine servivano a tenere il pigmento in sospensione nel liquido diluente e a fissarlo sul supporto ( papiro, lino). I due componenti venivano mischiati insieme e fatti seccare per ottenerne dei piccoli panetti, che all’occorrenza erano spaccati, pestati e sciolti nell’acqua, o vino, o aceto. Generalmente si usava il colore nero per scrivere, donde il nome latino ATRAMENTVM ( atrum pigmentum).

Le principali fonti sulla preparazione dell’inchiostro sono Vitruvio nel DE ARCHITECTVRA VII X.:, Plinio il Vecchio nella NATVRALIS HISTORIA e Dioscoride, nel quinto libro della materia medicinale dove si trova l’unica ricetta  pervenutaci.

Ecco che noi abbiamo voluto cimentarci con l’inchiostro di feccia di vino: il TRYGINON descritto da Plinio.

Gli Ingredienti sono semplici: Feccia di Vino, gomma arabica, aceto di vino.

Potevamo accontentarci di una feccia qualunque? Certamente; ma per esser più vicini possibile a quel che veniva usato abbiamo contattato il ns amico Francesco Mondini dell’azienda agricola Tarazona, che realizza il vino alla maniera etrusca, un vino senza solfiti, vinificato alla maniera etrusca, in orci interrati coibentati con cera e resine naturali. Francesco ci ha gentilmente  donato della Feccia di vino prodotta in modo antico.

Procedimento:

Recuperata la feccia di vino etrusco, l’abbiamo carbonizzato in assenza di ossigeno. La feccia poi è stata tritata nel mortaio aggiungendo gomma arabica e infine diluendo con l’aceto. Non abbiamo ovviamente trovato fonti che parlino di dosi precise e così abbiamo sperimentato le dosi a occhio, fino a raggiungere una consistenza liquida da potere esser stesa su un supporto col calamo. Nelle foto potete vedere il ns risultato.

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ANTICHI POPOLI has included the Didactics on Etruscan Writing among the historical reconstructions of living history it offers.

We are therefore committed to rebuilding the ancient ink: Atramentum for the Romans, enkaustuon for the Greeks.

The term ink itself derives from the Greek enkauston, (encaustum in Latin) which means burnt. Carbon black, the main ancient source of black pigment, is produced in the combustion of resinous conifer woods, pitch or vegetable waste (for example, wine lees) and animals (charred bones). This combustion took place in ceramic containers closed by terracotta (and later metal) lids, which collected the fumes and condensed the carbon in the form of coal dust. Alternatively to carbon black proper (ie soot), the coal obtained from combustion was ground.

Vegetable black ink, in particular, has been known since the 5th Pharaonic dynasty: arabic gum (or other resins such as: cherry, peach, almond, plum) was added to carbon black. The best resin was believed to be gum arabic, obtained from African thorny acacia. The resins were used to hold the pigment in suspension in the diluting liquid and to fix it on the support (papyrus, linen). The two components were mixed together and dried to obtain small loaves, which if necessary were split, crushed and dissolved in water, or wine, or vinegar. Generally the black color was used for writing, hence the Latin name ATRAMENTVM (atrum pigmentum).

The main sources on the preparation of the ink are Vitruvius in DE ARCHITECTVRA VII X.:, Pliny the Elder in NATVRALIS  HISTORIA and Dioscorides, in the fifth book of the medicinal material where there is the only recipe received.

Here we wanted to test ourselves  with the wine dreg ink: the TRYGINON described by Pliny.

The Ingredients are simple: wine dregs, gum arabic, wine vinegar.

Could we be satisfied with just any dreg? Of course; anyway to be as close as possible to what was used we contacted our friend Francesco Mondini of the Tarazona farm, who makes the wine in the Etruscan way, a wine without sulphites wine vinified in the Etruscan way, in underground jars insulated with wax and natural resins. Francesco has kindly given us some wine dregs produced in an ancient way.

Method:

Having recovered the lees of Etruscan wine, we charred it in the absence of oxygen. The lees were then minced in the mortar by adding arabic gum and finally diluting with the vinegar. Obviously we have not found sources that speak of precise doses and so we have experimented with doses by eye, until reaching a liquid consistency that can be spread on a support with calamus. In the photos you can see our result.