ANTICHI POPOLI ha inserito le Didattiche su Cosmesi e Igiene tra le ricostruzioni storiche di living history.
Non potevamo esimerci dal mostrare uno specchio etrusco. Ciò che distingue gli specchi etruschi dai greci sono principalmente i decori incisi sul retro. Negli esemplari greci la decorazione, incisa, è sovente limitata al manico e alla targhetta.  Lo specchio etrusco , generalmente in bronzo, è tipicamente a disco ed ha  una parte liscia, riflettente, leggermente convessa che amplia e deforma un poco l’immagine riflessa.Replica dello specchio di Berlino, Staatlische Museum 3386 (Fr. 70). Seconda metà del IV secolo a.C.La parte decorata sul retro risulta pertanto leggermente concava, specie sui bordi, il che lo rende utile anche per evitare danni alla decorazione incisa.
Specchi col retro decorato erano in uso anche in Gallia  tuttavia la decorazione era geometrica a motivi curvilinei: spesso era usato il tema celtico del triskel.
Replica dello specchio di Berlino, Staatlische Museum 3386 (Fr. 70). Seconda metà del IV secolo a.C.Lo specchio fa spesso parte del corredo funebre femminile perché era un oggetto tipico della toilette della donna Etrusca, famosa nel mondo antico per la cura del corpo, il trucco, la bellezza. Le scene rappresentate nelle decorazioni incise sugli specchi etruschi sono quasi sempre scene mitologiche greche appositamente selezionate per la loro affinità col mondo muliebre.
Molti specchi in commercio sono però di tipo Greco o Romano. Gli specchi in bronzo Romani sono più una produzione industrializzata che artistica:  sono solitamente di forma quadrata, già apparsa negli ultimi tempi della cultura etrusca, e con pochi decori: statuette di sostegno o teche a rilievo.
È stato complicato trovarne uno veramente etrusco. È stato il nostro etruscologo Alessio Muzzoni a verificare che lo specchio recasse incisioni in etrusco . Il mito rappresentato nell’incisione è molto noto cionondimeno è stato complicato risalire allo specchio che la replica riproduceva, anche per un errata catalogazione dell’originale, ma infine Alessio Muzzoni è riuscito a recuperare tutto. Si tratta della replica di uno Specchio di bronzo graffito di provenienza ignota, che appartiene allo Staatlische Museum di Berlino, 3386 (Fr. 70). Seconda metà del IV secolo a.C. L’originale risulta mal conservato purtroppo.

Specchio di bronzo graffito. Provenienza ignota. Berlino, Staatlische Museum 3386 (Fr. 70). Seconda metà del IV secolo a.C.

Specchio di bronzo graffito. Provenienza ignota. Berlino, Staatlische Museum 3386 (Fr. 70). Seconda metà del IV secolo a.C.

Lo specchio in bronzo, di diametro 18,5 cm, è alto 21,5 cm è stato acquisito nel 1859 da precedente proprietario: Coll. Gerhard; Professore archeologo Eduard Gerhard (1795-1867).
Sul retro la decorazione incisa presenta una scena mitologica: Al centro Eos, dea dell’aurora (iscrizione Evan), stante, seminuda, abbraccia il compagno Tithonos (iscrizione: Itinthni) stante, nudo.  Assistono alla scena: a dx. Tvami stante, forse appoggiato con la destra a una lancia, nudo con clamide sulle spalle, calzato; a sx. Thetis (Iscrizione: Thethis) seduta seminuda. Se è verosimile identificare nella coppia di amanti Eos e Tithonos, le due figure laterali avranno un ruolo di complemento alla scena:

Disegno dello specchio di Berlino, Staatlische Museum 3386 (Fr. 70). Seconda metà del IV secolo a.C.

Disegno dello specchio di Berlino, Staatlische Museum 3386 (Fr. 70). Seconda metà del IV secolo a.C.

Thetis può essere un richiamo al mare oltre cui è portato il giovane rapito, o può svolgere un ruolo affine a quello di personaggio della cerchia di Turan; Tvami può essere interpretato, sulla base di simili scene di seduzione, come un compagno di Tithonos. Tithonos è un antico dio della luce e come tale il consueto compagno e complemento di Eos.
Replica dello specchio di Berlino, Staatlische Museum 3386 (Fr. 70). Seconda metà del IV secolo a.C.Nel processo di unificazione delle storie mitiche attraverso regolari genealogie, Tithonos diviene un principe troiano figlio di Laomedonte e fratello di Priamo, uomo di mirabile avvenenza, fu rapito da Eos e portato in Etiopia, dove ebbero i due figli: Memnone e Emazione. Eos chiese a Zeus di donargli l’immortalità, dimenticando però di richiedere anche l’eterna giovinezza, così Tithonos visse per sempre ma lo fece invecchiando e così, sempre più vecchio e privo di forze e con solo la possibilità di parlare con una voce acuta, Eos chiese ed ottenne che fosse mutato in una cicala.
Titone (Tinthu, Tinthun, Itinthni ) ed Eos  ( Thesan, Evan) erano spesso raffigurati sul posteriore degli specchi a mano ed in bronzo degli Etruschi. Uno di questi è conservato nei Musei Vaticani.